Cattedrale di Como, 4 aprile 2026

“Chiamati ad annunciare che l’amore vince la morte…”

L'omelia del Vescovo nella Veglia Pasquale

 

Nell’azione liturgica di questa notte lasciamo che una esplosione di gioia, di commozione e di esultanza vibri in mezzo alla nostra assemblea, causata dalla risurrezione di Cristo Signore. Proclamiamo con forza l’opera del Dio trinitario, che ha sconfitto il male del mondo e proclamato la vittoria certa dell’amore.

L’acqua battesimale che ci rende uomini nuovi ci consegna, come compito inderogabile, quello di immettere nella nostra storia personale e insieme comunitaria, le nuove energie di risurrezione, di cui Cristo risorto ci fa dono, e di impegnarci quindi nel seminare il bene, in ogni ambiente di vita da noi abitato.

È l’augurio che rivolgiamo a questi nostri fratelli e sorelle che stanno per ricevere il battesimo.

Con esso viene impresso nella loro vita un orientamento nuovo: quello di essere testimoni di un modo nuovo di vivere e di operare secondo il vangelo di Gesù.

Attraverso il battesimo questi nostri fratelli sono chiamati a passare dall’io al noi, ossia a riconoscersi rinati all’interno del corpo della Chiesa, in cui vige la legge della “mistica filiale”, cioè una totale e intima comunione con Dio padre e insieme la “mistica fraterna”, che ci responsabilizza nei confronti degli altri, divenendo strumenti di pace e di riconciliazione, in un mondo in cui regna tanta indifferenza e solitudine.

Questa sera tutti, insieme siamo chiamati ad annunciare che è l’amore a vincere la morte e superare ogni ostilità, che è l’azione potente di Dio che rinnova il mondo con la forza del suo Spirito Santo, ma che nello stesso tempo ci richiede un personale coinvolgimento.

Con questa consapevolezza nel cuore, continuiamo a fidarci di Dio Padre: la vittoria di Cristo sul male e sulla morte supera sempre le contraddizioni e le storture in questa ora oscura della storia, mentre ci responsabilizza, a tal punto da essere con lui creatori di una nuova umanità. Siamo chiamati a infondere tenacemente, in un mondo che persiste nella resistenza al bene, la forza innovativa dell’amore divino che ci è stato donato.

La risurrezione del Signore è la prova della verità della Croce, considerata dagli uomini una infamia, mentre, al contrario, si è rivelata strumento efficace della sapienza di Dio.  Senza la fede nella potenza salvifica della Croce di Cristo, che ha distrutto le forze del maligno, senza la certezza della possibilità di una vita nuova, fondata su di Lui, risorto dai morti, sarebbe illusorio e vano celebrarne la vittoria.

Come il Signore ha liberato Israele dalla oppressione del faraone, così ancora oggi, attraverso l’acqua del battesimo, rigenererà i suoi figli di adozione e li mette in grado di costruire un mondo più giusto, fondato sulla solidarietà, un popolo di figli di Dio e di fratelli tra noi.

In questo triste periodo della nostra epoca, constatiamo come l’umanità intera sia stravolta da potenze che la devastano, dal momento che oggi sembra piuttosto trionfare il contrario, cioè la vittoria del male, espressa dalle guerre nel mondo (oggi sono 56/59 i conflitti armati!), dalla violenza, dall’ingiustizia, dalla prepotenza e la insensatezza dei potenti.

Il nostro compito, come cristiani, è quello innanzitutto di condividere dal di dentro l’inquietudine di ogni uomo, l’angoscia e la paura di morire e la tristezza del fallimento. Anche noi siamo chiamati ad affrontare positivamente la sofferenza e la morte, ma con quel “di più” di ostinata speranza che viene dallo sguardo sul Crocifisso risorto.

Siamo certi dell’amore che Dio ha per noi: esso non conosce pentimenti; perciò, non ci lascerà vagare nel buio se noi avremo il coraggio di tornare a Lui: ci darà un cuore nuovo, metterà dentro di noi uno spirito nuovo. Ci darà un cuore di carne, capace di piangere con chi piange e di gioire con chi gioisce se avremo saputo riconoscerlo come il vero Signore del mondo.

Perciò noi cristiani abbiamo questo inderogabile compito: quello di essere portatori della novità evangelica, che contrasta e blocca il male, la violenza e l’odio mediante la forza attiva del perdono, della mitezza, delle opere di riconciliazione, fondate sul dialogo, sul rispetto di ogni persona e sulla dignità di ogni popolo.

Siamo chiamati, proprio perché cristiani, a testimoniare la speranza, proprio dentro questo tempo drammatico, ma ancora assetato di Dio e della sua pace. Pensate a quanti (e sono tanti!) nel mondo che da adulti e giovani riceveranno il battesimo, come riportano in questi giorni le agenzie di stampa con un certo imbarazzo o come sorpresa!

Noi cristiani non avremmo nulla da dire di originale al mondo se non fossimo ancorati sulla vittoria certa dell’amore, frutto della risurrezione di Cristo, dono che è sì grande e insuperabile, ma anche tesoro affidato a un laborioso e paziente lavorìo da parte nostra nel tessere pazientemente relazioni di pace e gesti di fraternità, compito non solo dei potenti della terra, ma anche nostro, mediante la nostra creativa carità, là dove ci troviamo a vivere e a servire.

Oscar card. Cantoni

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