Collegiata di Sondrio, 25 settembre 2022

125 anni di presenza Salesiana a Sondrio

Omelia del Cardinale Oscar Cantoni

Ho accolto molto volentieri l’invito a presiedere questa Eucaristia, non solo perché mi è offerta l’opportunità di celebrarla per la prima volta, qui a Sondrio, come cardinale, ma soprattutto perché oggi ci è data l’occasione di ringraziare insieme il Signore per la presenza dei Salesiani in Valtellina, nell’oratorio di S.Rocco, da 125 anni. È un grazie sincero che rivolgono non solo i ragazzi e i giovani della Valtellina e Valchiavenna, con le loro famiglie, che lungo gli anni sono stati accolti nell’oratorio salesiano, ma è tutta la nostra Chiesa, che è sinceramente grata ai figli e alle figlie di don Bosco, in una sintonia di comunione ecclesiale.

Possiamo affermare che essi hanno “salesianizzato” con freschezza tutto il nostro territorio, alla luce degli insegnamenti e dell’esempio di san Giovanni Bosco, loro fondatore, hanno cioè saputo divulgare il dono che è loro proprio, la vicinanza e la formazione integrale dei giovani, così che tutti gli operatori pastorali, gli educatori, i sacerdoti e i genitori dei ragazzi possano condividere questa loro medesima vocazione e missione.

La vita consacrata, e i Salesiani ne fanno parte a pieno titolo, è una corrente di vita nuova che si innesta nel cammino delle singole Chiese locali, le rigenera e le promuove, con il flusso continuo di doni, tipici del carisma che è proprio a ciascun Istituto. La nostra Chiesa di Como è stata irrorata in abbondanza dalla grazia del carisma salesiano, ne ha goduto, fino ad oggi e ne gioisce.

E qui è doveroso fare memoria grata dei tanti religiosi e religiose che si sono susseguiti, che hanno segnato un’epoca, hanno offerto uno stile educativo loro proprio, hanno suscitato con l’esempio nuove vocazioni, sono stati soprattutto dei grandi modelli di vita, testimoni credibili, che con la loro presenza hanno saputo affascinare i ragazzi e i giovani fino ad aiutarli a diventare “onesti cittadini e buoni cristiani”, consapevoli dei doni ricevuti, scoperti, riconosciuti e promossi.

Don Bosco ha insegnato che l’educazione è soprattutto una questione del cuore: questa convinzione è diventata per voi Salesiani, ma anche per tutti noi, un orientamento base, maturato nel tempo, di generazione in generazione, modello di ogni intervento educativo.  L’educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia, a condizione di aiutare i giovani desiderosi di capire per quale scopo sono venuti al mondo, perché imparino a fare della loro vita, delle risorse interiori, delle loro competenze professionali, un dono per servire e promuovere la società intera e la comunità cristiana.

Noi vogliamo assumere questa certezza come l’eredità fondamentale che ci permette di continuare a trasformare la cultura individualistica, che oggi cerca di prevalere e che degenera in un vero culto dell’io e nel primato della indifferenza, nella “cultura del dono”. Ogni persona infatti va riconosciuta come un fratello da amare e da servire, perché dotato di una sua indiscutibile dignità, quale figlio di Dio padre, fratello di Gesù Cristo, abitato dallo Spirito Santo.

Alla luce di queste prospettive, appaiono inconsistenti gli atteggiamenti dell’uomo ricco, citato però senza nome, dalla parabola del vangelo di oggi. Egli non riesce a guardare al di là del suo mondo: vive per sé, in un mondo fatto di banchetti e di vestiti. Tuttavia non sa intravvedere con gli occhi del cuore la porta di casa sua, dove giace Lazzaro, che il vangelo invece chiama per nome. Egli è dimenticato dall’uomo ricco, ma non certo da Dio, che lo accoglierà nel banchetto del suo Regno, insieme ad Abramo.

Oggi i giovani rischiano di essere i nuovi poveri, per il futuro incerto a cui stiamo andando incontro. Diveniamo perciò tutti solleciti nei loro confronti, responsabili della loro formazione e del loro futuro, con la stessa passione con cui don Bosco si è fatto loro vicino, a partire dai giovani più poveri.

In particolare, a voi, cari fratelli Salesiani, mentre vi ringrazio sinceramente per il bene che seminate tra noi, auguro di possedere lo stesso cuore, lo stesso gusto di amare e di servire i giovani, che fu proprio di don Bosco.

Oscar Card. Cantoni