8 aprile 2021 - Maccio, Santuario SS. Trinità Misericordia

Santuario di Maggio – Giovedi Settimana della Misericordia

 

La settimana che prepara la festa della Divina Misericordia, nella seconda domenica di Pasqua, è sempre preceduta in questo santuario da una programmazione dettagliata di celebrazioni e il giovedì, tradizionalmente, è giorno di preghiera dedicata in particolare ai sacerdoti e alle vocazioni al ministero ordinato, alla vita religiosa e missionaria.

Oggi abbiamo ben presenti alcuni nostri sacerdoti, che richiedono di intensificare la nostra preghiera, mentre li affidiamo di nuovo alla SS. Trinità Misericordia.

Ricorre innanzitutto, proprio oggi, il primo anniversario della morte di don Renato Lanzetti, che ricordiamo con venerazione per la sua luminosa testimonianza sacerdotale, che molti scoprirono solo nell’ultimo periodo, quando svolse il delicato  servizio di vicario generale.
La sua morte per Covid causò a me e al presbiterio non poca sofferenza, anche per la fraternità sacerdotale che, a poco a poco, ci aveva strettamente coinvolti.
Lo ricordiamo come un uomo semplice e mite, dietro una immagine di severità, che a volte suscitava a prima vista.
Il suo sereno distacco dalla parrocchia di Grosio, di cui era parroco, non preoccupato di difendere se stesso o le sue aspettative personali, ha offerto a tutti la  testimonianza più convincente della sua esemplare obbedienza, dentro la quale esprimeva il suo amore sincero verso la  Chiesa, riconoscendo che la volontà di Dio si manifesta anche all’interno di essa.
Come vicario generale, poi, Don Renato mi fu vicino come collaboratore discreto e prudente.

Agiva sempre senza darsi troppa importanza e nella più grande umiltà, perché si riteneva inadatto al suo compito, mentre invece era provvisto di tanta saggezza pastorale, sempre vicino ai sacerdoti, che amava molto e di cui aveva tanta venerazione, anche quando si trattava di intervenire a causa di qualche “difficoltà di percorso”.

Una seconda intenzione di preghiera. Nello scorso anno, sono mancati non pochi sacerdoti a causa del corona virus, oltre che per vecchiaia o per altre cause. Li abbiamo ricordati, chiamandoli per nome, al “memento dei defunti” nella S. Messa del Crisma in cattedrale, lo scorso Giovedì santo, come segno della fraternità che ci lega, in virtù della grazia della ordinazione sacerdotale e dell’appassionato servizio comune nella nostra Chiesa di Como.
Non è da sottovalutare che dal 2018 a oggi ci hanno lasciato per il cielo una quarantina di sacerdoti, motivo per cui dobbiamo assolutamente rivedere la composizione delle parrocchie, cercando di raggrupparle in possibili unità pastorali.
Nello stesso tempo, però, mentre dobbiamo pregare il Signore della messe che mandi nuovi operai alla sua esse, è da promuovere l’impegno responsabile del laicato e dei membri della vita consacrata nei vari momenti di animazione delle Comunità, al fine di renderle una presenza fraterna e accogliente dentro la società nella quale siamo inseriti.
Mi sembra opportuno a questo punto ricordarvi che tuttora si trovano in ospedale per Covid ancora tre sacerdoti, due dei quali in netta ripresa, don Giorgio Molteni e don Fabio Molteni, mentre si trova intubato, in terapia intensiva a Cantù, il nostro don Maurizio Mosconi, insegnante in seminario e collaboratore a Fino Mornasco.
Un ricordo affettuoso anche a un diacono della nostra Chiesa, di Fino Mornasco, Alberto Conti, in Ospedale S. Anna, da sabato scorso. È stato ricoverato proprio mentre svolgeva il servizio liturgico nella sua chiesa parrocchiale.
È bello che proprio qui, in questo santuario, dedicato alla SS. Trinità Misericordia, dove siamo invitati a pregare tanto per i sacerdoti, li ricordiamo chiamandoli per nome in modo familiare e li affidiamo a Dio Trinità con affetto fraterno, proprio perché la Chiesa stessa è immagine della Trinità. Si tratta di una vera famiglia di fratelli, che si amano, che si stimano, si sostengono a vicenda nel tempo della fragilità, che vivono una solidarietà reciproca, unita a riconoscenza per il bene che ciascuno compie, sia pure nella diversità dei ruoli e degli ambienti di vita.

Gesù risorto e vivo viene anche questa sera tra noi e ci dona la sua pace. La pace è la pienezza dei beni che il Signore assicura ai suoi amici, frutto della sua Pasqua. La pace è distribuita con larghezza a ciascuno ed è la condizione per cui possiamo “sentirci bene” interiormente (in modo da vivere “pacificati”) per essere capaci, a nostra volta, di trasmettere e donare pace agli altri. C’è tanta depressione e irrequietezza per il tempo difficile e sofferto che stiamo vivendo, da cui dovremmo uscirne però migliori. Non dimentichiamo né lasciamo passare sotto silenzio gli interrogativi che ho offerto il venerdì santo nella basilica del Crocifisso: dentro questa pandemia, “siamo diventati più umili, siamo diventati più buoni, siamo diventati più solidali?”
Con la pace nel cuore siamo certo più lucidi, più disponibili quindi a comprendere meglio ciò che il Signore ci chiede in questo nostro tempo così difficile, che ha messo a soqquadro tanti nostri metodi precedenti e che ci dispongono ad altri stili, che dovremo scoprire insieme, adatti alla sensibilità dell’oggi e più efficaci per il tempo presente.
Gesù risorto, apparendo ai suoi apostoli, ha spiegato loro il significato delle Scritture e a comprendere l’ intero progetto unitario che Dio ha realizzato nel tempo, lungo la storia del suo popolo. Insegnerà anche a noi come attualizzare le Scritture, regola fondamentale della vita della Chiesa e di ciascuno, nel nostro contesto di vita, per aiutare i credenti in Cristo a saziarsi di quel cibo spirituale, di cui abbiamo tutti assolutamente bisogno per continuare a dare senso alla vita e a sperare.
È importante ravvivare continuamente la nostra fede,  purificarla da eventuali deviazioni, confrontarci con il vangelo, interpretato dalla Chiesa, fino a confidare pienamente nella Trinità Misericordia e affidare ad essa la nostra vita. Una certezza ci deve accompagnare e nello stesso tempo sentirci consolati: non siamo in mano al caso, non siamo guidati da un cieco destino, ma dalla mano sapiente e provvidente di Dio, che ci chiede di fidarci della ss. Trinità Misericordia e di credere nel suo amore e nella sua fedeltà.