La Diocesi di Como, la mattina di sabato 11 aprile ha accolto otto religiose dell’Ordine della Visitazione, giunte a Solbiate con Cagno (Co) da Pinerolo. La solenne Santa Messa è stata celebrata nella chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro martire a Solbiate. La liturgia eucaristica è stata presieduta dal Vescovo Oscar card. Cantoni. Una trentina i sacerdoti presenti, in rappresentanza delle comunità del Vicariato, delle diocesi di Como e di Pinerolo, dell’Ordine Fatebenefratelli e presbiteri legati come padri spirituali e confessori delle monache. Centinaia i fedeli presenti, insieme alle monache del Monastero della Visitazione di Como e a moltissime religiose che svolgono il proprio mandato sul territorio diocesano.
A seguire la processione verso la nuova sede del monastero, situata nella casa adiacente alla struttura della Residenza Sanitaria Assistenziale San Carlo Borromeo, che in passato ospitava i padri dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, noti a tutti come Fatebenefratelli. La scelta del trasferimento da Pinerolo a Solbiate nasce dall’esigenza di individuare una struttura più adatta alle dimensioni attuali della comunità: la precedente sede, infatti, sebbene fosse una realtà storica (fondata nel XVII secolo) risultava ormai troppo ampia e complessa da gestire rispetto al numero delle religiose. In questo contesto, grazie anche ai contatti con i religiosi Fatebenefratelli, è maturata la possibilità di stabilirsi a Solbiate con Cagno.
Qui di seguito l’omelia del Vescovo Oscar card. Cantoni:
È un dono del tutto immeritato l’arrivo a Solbiate di queste nostre sorelle visitandine, che da Pinerolo fanno oggi il loro ingresso nella nostra diocesi, in piena sintonia con le loro sorelle della Visitazione a Como, in via Briantea. Si tratta di una contro tendenza: nei mesi scorsi abbiamo dolorosamente constatato che alcuni istituti religiosi maschili e femminili hanno lasciato la diocesi e noi li abbiamo salutati e ringraziati, mentre, ancora amareggiati per il loro trasferimento, consideriamo la loro partenza una grossa perdita, che impoverisce la nostra Chiesa diocesana del carisma loro proprio.
Oggi abbiamo la grazia di godere di questa inattesa grazia del Signore, che ci visita e ci arricchisce mediante questa nuova testimonianza di vita contemplativa. Così la nostra Chiesa di Como gode della presenza di due comunità di Visitandine, e insieme anche delle Monache Benedettine del SS. Sacramento a Grandate.
Sicuri della intercessione di queste nostre nuove sorelle per tutti noi, abbiamo il piacere non solo di accoglierle, ma anche il dovere di attingere dalla loro testimonianza profetica un insegnamento per tutti noi.
Si tratta di conoscere e approfondire il carisma proprio dei loro Fondatori, ma soprattutto di riconoscerlo, rappresentato al vivo dall’insieme di questa nuova Comunità, segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui e ora della storia. Ringrazio per l’accoglienza la Comunità cristiana di Solbiate che si trova ad avere il più alto numero di religiose che una singola parrocchia accoglie, addirittura quattro istituti diversi. Un particolare ringraziamento vorrei esprimerlo alla comunità dei Fatebenefratelli, che hanno messo a disposizione gli ambienti necessari per costituire il nuovo convento, ma insieme hanno formato una perfetta sintesi tra il servizio agli anziani che essi già svolgono nella RSA con la vita contemplativa, quindi amore a Dio, che si traduce immediatamente nel servizio ai fratelli.
E ora un breve commento alle letture che la Paola di Dio ci ha oggi proposto.
Gli Atti degli Apostoli presentano oggi lo sconcerto e insieme lo smarrimento dei capi, degli anziani, degli scribi davanti alla franchezza di Pietro e di Giovanni, che annunziano con decisione e fermezza che la guarigione dell’uomo storpio è stata operata nel nome e per la potenza del Cristo crocifisso e risorto. Questi capi di Israele non sanno più come replicare e come reagire davanti alla folla osannante, che riconosce l’uomo rimesso in piedi dal miracolo operato per opera degli Apostoli. Ed ecco il severo ammonimento dei capi ai due discepoli di Gesù, ai quali ordinano di non divulgare, né di insegnare nel nome di Gesù. Ed ecco la subitanea e ferma reazione di Pietro e Giovanni: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato!”
Diversamente dagli Apostoli, a noi può capitare di incontrare certe situazioni della vita in cui ci sottraiamo facilmente da una chiara e limpida testimonianza della nostra amicizia con il Signore, e non dichiariamo facilmente con coraggio di essere parte di un popolo che riconosce in Gesù il Signore e il Salvatore della loro vita. E questo per paura di essere contraddetti, o giudicati quali persone di altri tempi e quindi di venire derisi e umiliati. Ricordiamo la decisa risposta di Pietro e Giovanni: “Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi!”
Il Vangelo narra poi qualcosa di sbalorditivo. Gesù non nasconde la testardaggine dei Discepoli, che fanno fatica a credere in Lui risuscitato, così che, dopo che Egli, apparendo loro, li ha ben rimproverati, ha cercato di ricostruire il gruppo e di aiutarli a convincersi che la sua morte era già prevista dall’insegnamento profetico, di cui Gesù aveva già parlato loro durante il suo ministero.
Alla durezza di cuore nel credere al Cristo risuscitato, ecco la pazienza del Maestro, che conduce pian piano i suoi discepoli a riconoscerlo nella sua nuova condizione di vita. Mi stupisce sempre come Gesù, conoscendo la loro poca fede, trovi pure il coraggio di inviarli in missione, verso orizzonti inesplorati. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Gesù non aspetta che siamo perfetti prima di affidarci le responsabilità dell’annuncio. La nostra incompletezza è Un motivo in più per venirci in aiuto e dotarci dei suoi doni. È Lui che agisce efficacemente tra noi e per mezzo di noi, ma noi siamo solo degli umili servi. In questa condizione ci ritroviamo tutti noi con vocazioni diverse, ma tutti chiamati a servire, come frutto del nostro amore-
Oscar card. Cantoni

