24 ottobre 2018 - Como, Santuario S. Cuore

Festa San Luigi Guanella

La Chiesa ci invita a festeggiare i santi non tanto per celebrarne le virtù, o per esaltare la loro bravura, ma perché essi ci aiutano a seguire Gesù con la stessa apertura di cuore con cui essi hanno saputo seguirlo, fino a identificarci con lui nell’ amore verso Dio  e verso il prossimo. E Gesù ha amato in pienezza, fino alla fine, ossia al dono supremo di sé.

Trattandosi della festa di San Luigi Guanella è tutta la nostra chiesa di Como che lo ricorda con gioia e con un santo orgoglio, e a lui ricorre, dal momento che è un santo di casa nostra, fa parte della nostra stessa famiglia. Così ricordiamo a noi stessi che anche il nostro territorio, che fu di d. Luigi, è luogo di santificazione, uno spazio ordinario dentro il quale possiamo vivere e intensamente diffondere la carità di Cristo.

La prima lettura della parola di Dio ci richiama l’urgenza di una carità che va al di là delle enunciazioni teoriche, ci invita piuttosto ad esercitare una carità attiva e pronta dentro le diverse situazioni di vita, con persone concrete, con cui intervenire senza farsi attendere. È’ il caso per esempio di chi divide il pane con l’affamato, introduce i miseri senza tetto, veste uno che è nudo, senza trascurare i suoi parenti.

I santi, e don Guanella è tra questi, hanno uno speciale intuito. Avvertono immediatamente i diversi casi con gli occhi del cuore e sanno intervenire a tempo debito, cioè prima degli altri, senza far rumore, senza attendersi consensi o che l’ambiente sia preparato a riconoscere la loro opera e spesso anche la necessità dell’intervento.

Per giustificare a noi stessi la nostra pigrizia e non disturbare la nostra tranquillità è facile che noi ci domandiamo:  spetta proprio a noi intervenire in questo caso? Non è che tocca allo Stato, o comunque ad altri?

I Santi vanno a “mettersi nei guai” di loro scelta, sanno pagare di persona il prezzo dei loro interventi, che spesso noi giudichiamo inopportuni o spregiudicati. I santi in questo modo ci inquietano, anzi ci infastidiscono per le loro scelte che non sono certo frutto della prudenza del mondo.

La seconda lettura, da S, Paolo ai Corinti, ci insegna che la carità è la molla segreta che impegna all’azione, non per sentirsi bravi o superiori agli altri, né per potersene vantare e nemmeno protestare perché altri non si muovono, non intervengono, non capiscono.

La carità è il dono divino dentro il quale agisce lo Spirito Santo, che mette in noi il desiderio di assomigliare a Gesù, il quale vuole la vita di tutti in pienezza. Non classifica le persone di serie a o di serie b, non guarda il colore della loro pelle, non giudica quanti sono colpevoli o degni di essere aiutati. Per Dio non ci sono che figli e questo è sufficiente per ritenere tutti degni di rispetto e di intervento a loro favore.

Il Vangelo poi ci insegna che il  Signore Gesù si identifica con i poveri, i deboli, gli ultimi e questi diventano così una via privilegiata per incontrare Dio.  I poveri sono la carne stessa di Cristo, lo spazio abitato dalla sua presenza. I santi hanno ritenuto sempre un onore poter servire il povero, l’affamato, il debole, il forestiero, perché attraverso di essi hanno servito ed amato il corpo stesso del Signore.

Don Guanella, maestro della carità divina, ci insegni a non scappare dai poveri che Dio ci dona, ma a onorarli e servirli con la stesso amore con cui adoriamo Cristo presente sui nostri altari e a riconoscere che proprio attraverso i poveri Dio ci visita e ci ridona la vita. La carità divina infatti toglie una moltitudine di peccati.