9 aprile 2020

Giovedì della Settimana Santa

Segno di Croce

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 13,1-15)

Quando [Gesù] ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Padre nostro

Preghiera:

Gesù, tu che hai lavato i piedi a poveri pescatori, aiutaci a comprendere che i piedi dei poveri sono il traguardo di ogni serio cammino spirituale.

Aiutaci, Gesù, a saperti riconoscere nei poveri e nei sofferenti, affinché essi ci accolgano un giorno nella casa del Padre!

Amen.

Lettura:

“È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”. Lo diceva il grande vescovo Sant’Ignazio di Antiochia, mentre invitava i suoi fedeli a partecipare all’Eucaristia.

In quella prima Eucaristia nel Cenacolo, Gesù stesso mostra questo metodo. Il servo per amore, umiliato e spogliato, prende grembiule e catino, prima mostra ciò che è nei fatti e nessuno capisce; poi spiega ciò che ha fatto, e gli alunni capiscono fin troppo bene. “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi”.

Quale brivido sarà passato per la schiena di quei discepoli? Li ha scandalizzati ricevere questo servizio, ma essere chiamati a restituire il favore è ancora meno accettabile!

“Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede fino alla fine”. Sempre sant’Ignazio, stesso discorso: così visse Cristo, il servo per amore, che amò i suoi partendo dal basso, partendo dai loro piedi: fino alla fine.

Tante parole avrebbe potuto dire (le aveva pronunciate, prima, le pronuncerà, dopo, nel cenacolo): nessuna restò scolpita nel cuore dei suoi come il gesto del maestro che si abbassa come l’ultimo cameriere.

Accade spesso così al prete: migliaia di prediche sul servizio e la carità verranno sbriciolate da un suo grugnito impaziente sfuggito davanti a una figlia che sta perdendo sua madre e gli chiede in piena notte una benedizione. “Proprio adesso?” Due sole parole saranno più pesanti di ogni discorso.

“Vivi ciò che insegni”, raccomanda il Vescovo a ogni nuovo diacono. Cristo, sacerdote eterno ma anche primo diacono della sua Chiesa, prima di sedersi a capo tavola ha fatto il giro della tavola, si è passato ventiquattro piedi sporchi tra le mani; così ha dato l’esempio.

Ci ha fatto vedere come si fa. Perché facessimo anche noi.

Chi mangia di questo pane, da bravo prete, ogni giorno, fa? Chi mangia di questo pane, da buon cristiano, ogni settimana, fa? No, noi siamo peccatori, noi tutti facciamo a metà, diciamo ma non facciamo, tentiamo ma non riusciamo, ci abbassiamo in ginocchio, ma non fino ai piedi del fratello.

Come quei dodici: tutti bisognosi di quel lavaggio, tutti indegni di quel pane. Perché abbiamo fame e bisogno di Lui, ogni giorno torniamo a quella mensa. Per riprovare, ogni giorno, zoppicanti, a camminare al suo passo e così scoprirci santi, una caduta dopo l’altra.

La voce materna della Chiesa ci chiede di non rinunciare, di ripartire ogni volta da quella mensa, di abbassarci ogni volta su quei piedi sporchi e scomodi.

Don Filippo Macchi

Prete Fidei donum di Gemonio in Mozambico