19 settembre 2017

I consigli pastorali: luci, ombre, prospettive.

Resoconto sintesi Collegio Vicari Foranei

I trenta Vicari Foranei della Diocesi si sono riuniti con il Vescovo e il Vicario generale martedì 19 settembre in Seminario. Per qualcuno si è trattato di una riconferma dopo la scadenza del precedente mandato, per qualcun altro un esordio. Due le nomine «ad interim» (vicariati di Como e Sondrio) in attesa di successivi sviluppi. Nuovo anche l’assetto territoriale di vicariati di Lenno e Menaggio, riuniti in un’unica foranìa (altri piccoli riassetti territoriali saranno in seguito presi in considerazione da parte dei presbitèri locali). Risultava al momento scoperto – causa avvicendamento dell’arciprete – solo il vicariato di Canonica.
Tema del confronto il funzionamento del vicariato e dei Consigli pastorali vicariali. Nella sua introduzione il vescovo Oscar ha sottolineato l’importanza della dimensione vicariale per costruire una vera familiarità fra i sacerdoti e fra le comunità. Alla base di tutto ci deve però essere il fervore personale, senza del quale nessuna struttura o scelta pastorale potrà mai adeguatamente funzionare. Fervore che dovrà essere anche l’ingrediente decisivo della prossima celebrazione del Sinodo, del quale si preciseranno presto i temi e i contenuti (in rapporto agli spunti contenuti negli Orientamenti pastorali).
Don Fabio Fornera, vicario episcopale per la pastorale, ha quindi ripercorso i connotati salienti del vicariato. Partendo dalle sua finalità di comunione (raccordo fra realtà locale e pastorale del Vescovo; collegamento con gli uffici diocesani di pastorale; forme di collaborazione, dialogo e corresponsabilità fra le comunità; promozione e attuazione di iniziative comuni; legame col territorio civile…) fino ai più minuti ma importanti adempimenti amministrativi (per es. la firma disgiunta del vicario foraneo sui conti corrente delle parrocchie). Ha quindi ricordato gli appuntamenti salienti dell’anno pastorale: le date degli incontri del Vescovo con i vicariati riuniti a gruppetti, l’incontro del Vescovo con i cresimandi e i loro genitori (a Como e a Morbegno), le due celebrazioni vicariali dell’8 ottobre (festa del patrono san Felice) e della Veglia di Pentecoste, la proposta della Via Crucis vicariale. E’ stata ribadita anche la necessità che, nei vicariati, si costituisca, accanto al Consiglio Pastorale Vicariale, un gruppo di lavoro (non necessariamente rappresentativo delle singole parrocchie) col compito di attivare i contatti con gli Uffici della pastorale diocesana.
Il Vicario generale, don Renato Lanzetti, fresco di nomina, ha poi tracciato «luci, ombre e prospettive» del vicariato. Fra le prime, l’avvio di fatto di un lavoro fatto insieme (al di là dei risultati), e un rapporto effettivamente più diretto fra i sacerdoti. Fra le «ombre» don Renato ha richiamato la difficoltà a realizzare una vera «conversione pastorale» secondo lo stile di papa Francesco, difficoltà che si evidenzia nella lentezza di avviarsi tutti insieme verso alcune scelte, nel persistente clericalismo che di fatto tende a non coinvolgere i laici, e anche nel dato numerico di attuazione reale dei Consigli vicariali. Riflettendo sulla sua esperienza di vicariato, don Renato ha teso a differenziare il ruolo del Consiglio Vicariale rispetto ai Consigli Parrocchiali: mentre il secondo deve avere uno sguardo non solo complessivo ma anche analitico sui diversi aspetti della pastorale e del territorio, al Consiglio vicariale si chiede di lavorare in maniera più agile e snella, puntando magari l’attenzione solo su pochi obiettivi concretamente realizzabili (iniziazione cristiana, giovani, pastorale familiare, Centri di ascolto…). Importante è l’inserimento dei giovani che possono portare entusiasmo e creatività. Fra le «prospettive» don Renato ha ricordato la necessità di qualificare il ruolo del vicario foraneo, anche sotto il profilo dell’esercizio effettivo di un’autorità in nome del Vescovo. Quindi il necessario collegamento dei vicariati con gli Uffici diocesani di pastorale (che hanno funzione “sussidiaria”, e non sostitutiva), la necessità di evangelizzare sapientemente le nostre ricche tradizioni popolari, il rilancio di esperienze di formazione e discernimento che mettano insieme, gomito a gomito, preti, laici e religiosi.
(Dal Settimanale Diocesano)