Seminario vescovile - 6 aprile 2019

Introduzione per l’inizio dei lavori delle Commissioni sinodali

1.Oggi diamo inizio a una nuova tappa del cammino verso il Sinodo a lode e gloria della Trinità. Ispirato dallo Spirito Santo, mi auguro che attraverso il generoso  impegno di tutti il nostro Sinodo diventi una vera fucina di doni per la nostra amata diocesi, a vantaggio della società in cui viviamo. 
Incomincio con un saluto cordiale a ciascuno di voi, chiamati a far parte di questa assemblea sinodale perché scelti e inviati.
Voi tutti, per diversi motivi, rappresentate le singole parrocchie, i vicariati, i numerosi gruppi ecclesiali. Siete una voce significativa e autorevole, espressione di chi vi ha inviato.
Siete qui per la fiducia che altri ripongono in voi. Ciascuno porta con sé la ricchezza della propria esperienza e quella della comunità cristiana da cui proviene, così come le inquietudini, le domande e gli auspici che la attraversano.
Per questo motivo vi rivolgo un sincero ringraziamento per aver accettato l’invito, a volte a prezzo di sacrificio, ma anche vorrei offrirvi un fraterno incoraggiamento, ben consapevole che quanto più grande è il dono e la fiducia, tanto più grande deve essere l’impegno.
2.Rilancio innanzitutto il tema centrale del Sinodo, da cui partire e su cui convergere: “Testimoni e annunciatori della misericordia di Dio”, resa presente e annunciata da una Chiesa che vuole essere un umile, ma verace specchio della misericordia divina attraverso scelte che raggiungono l’uomo di oggi, la nostra società, nella situazione concreta.
Vale la pena rimarcare che il tema della misericordia non ha una valenza puramente intra ecclesiale, non è quindi circoscritta alla sola vita della comunità cristiana, ma assume, fin dall’inizio, una “dimensione missionaria”. Occorre far sì che la misericordia sia annunciata e testimoniata oggi anche ad extra, quindi all’intera società, compresi i non credenti o gli indifferenti, mediante segni che la indicano.
3. Mi pare bello ricordare ora, oltre i Santi e i Beati della nostra Chiesa, quanti, tra i nostri diocesani, recentemente defunti, sono stati per noi e per le nostre comunità cristiane veri modelli di vita perché annunciatori e testimoni della misericordia di Dio. Potremmo raccogliere da tutta la diocesi una numerosa schiera di “Santi della porta accanto”, come li definisce Papa Francesco nella sua costituzione “Gaudete et exultate” (n.7), un grande numero di testimoni. Battezzati di tutte le età e condizioni sociali, di tutte le vocazioni: sacerdoti, religiose e religiosi, missionari, insieme anche a tanti uomini e donne uniti nel matrimonio cristiano, insegnanti, malati, gente impegnata in politica, nelle opere di carità, tutte persone che hanno vissuto la loro condizione umana colmandola di amore. Possiamo affermare che “siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio”. Vorrei citarne tanti, che hanno lasciato un’impronta indelebile nella nostra Chiesa di Como: è bene ricordarli con affetto e gratitudine. Tra questi ricordo suor Maria Laura di Chiavenna e don Renzo Beretta di Ponte Chiasso. Ad essi, come due nostri intercessori, possiamo affidare i lavori del nostro Sinodo perché dal cielo ci sostengano e ci incoraggino.
4. Vogliamo ora “fare il punto” su questa tappa verso il Sinodo, da cui attualmente ripartiamo. E’ da rilevare innanzitutto un coinvolgimento globale, generoso, serio e interessato di tante parrocchie, gruppi laicali e singoli nell’esercizio concreto della sinodalità, che è dimensione costitutiva della Chiesa.
L’essersi riuniti in parrocchia e nei diversi gruppi, mediante vari incontri, concentrati sulle tematiche proposte dal Sinodo, è stato senza dubbio un fatto positivo, che ha già dato i suoi frutti a livello locale.
Si è potuto sperimentare concretamente cosa sia la sinodalità. Evidentemente questo stile di Chiesa non può rimanere confinato al tempo della preparazione del Sinodo o solo nel suo svolgimento, ma viene inteso come stile che dà forma permanente e riorienta la vita ordinaria della Chiesa e il suo modo di svolgere la missione. Ciò impegna ogni cristiano ad assumere fino in fondo la propria vocazione battesimale, che include la responsabilità di contribuire attivamente alla vita della comunità e all’esercizio della sua missione.
5.Permettete che sottolinei ora alcune considerazioni che mi sembrano opportune.
5.1. Mi auguro che, con la grazia dello Spirito Santo, ciascuno possa mettersi in una disposizione di umile e docile ascolto.
L’ascolto reciproco è il vero strumento di cui un’assemblea dispone per “camminare insieme”.
Una Chiesa sinodale, infatti, è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare “è più che sentire”.
“L’ascolto trasforma il cuore di coloro che lo vivono, soprattutto quando ci si pone in un atteggiamento interiore di sintonia e docilità allo Spirito. Non è quindi solo una raccolta di informazioni, né una strategia per raggiungere un obiettivo, ma è la forma in cui Dio stesso si rapporta al suo popolo.” (DF 6)
Un ascolto profondo che consenta di valorizzare tutte le posizioni espresse e il dialogo che tra loro si dischiude, senza limitarsi a riassumerle o a giustapporle. E’ un ascolto in cui ciascuno ha qualcosa da imparare, l’uno in ascolto degli altri e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo Spirito della verità (Gv 14,17), per conoscere ciò che oggi Egli “dice alle Chiese” (Ap 2,7).
5.2 Occorrerà che ciascuno di voi si alleni quindi all’umile arte del discernimento, così che oltre una buona familiarità nell’ascolto della Parola di Dio, ciascuno possa ascoltare se stesso, il proprio mondo interiore, gli affetti e le paure. Educarsi al discernimento vuol dire fuggire dalla tentazione di rifugiarsi dentro una norma rigida o dietro l’immagine di una libertà idealizzata. Educarsi al discernimento vuol dire “esporsi”, uscire dal mondo delle proprie convinzioni e pregiudizi per aprirsi a comprendere “come Dio sta parlando oggi, in questo mondo, in questo tempo, in questo momento, e come parla a me, adesso” (Papa Francesco).
5.3.Proprio perché inviati, occorre quindi l’umiltà di non parlare solo a titolo proprio, perché nessuno sottolinei, proponga e soprattutto difenda ciò che è esclusivamente la sua personale opinione. Non siamo qui per difendere delle tesi, ma per tradurre operativamente ciò che abbiamo ascoltato insieme, nelle singole comunità di fede, nell’interesse di tutta la Chiesa, mettendo in conto sempre la possibilità di un giudizio migliore.
Occorre avere l’umiltà di ascoltare a fondo la voce dello Spirito che abbiamo invocato, tenendo conto dei contributi arrivati da tutte le parti della diocesi quale espressione eloquente e significativa.
Ogni settore tematico avrà a disposizione i testi di sua competenza.
5.4 Il non affermare caparbiamente le proprie idee, progetti o soluzioni se ne vengono proposte altre che sembrano migliori, è segno di persone non autocentrate. Ciascuno dovrà tuttavia esporre il proprio parere con libertà e al tempo stesso con modestia, e dunque essere pronto a cambiarlo se vengono offerte altre ragioni che prima non erano state considerate. L’unica preoccupazione, infatti, è il servizio di Dio e il bene della sua Chiesa. Nella misura del possibile, occorrerà cercare la convergenza dei pareri fino ad arrivare ad una unanimità morale.
5.5. Occorre tuttavia tenere presente che lo Spirito Santo scompiglia, non ha finito di rendersi presente, di far intuire nuove vie, assolutamente non programmate, espressione di un discernimento comunitario, frutto di questa assemblea che deve essere creativa, propositiva e audace nelle proposte. L’ascolto reciproco permetterà di mettere a fuoco meglio i termini della questione, introducendo anche importanti novità rispetto ai materiali preparatori in modo davvero imprevedibili.
Occorre imparare a interrogarsi con onestà e senza filtri su cosa voglia il Signore da noi, dalla sua e nostra Chiesa, nel momento in cui le chiede di annunciare con gioia il Vangelo in questo nostro tempo. Come discepoli riconciliati dal suo amore, l’evangelizzazione sarà sempre e dovunque annuncio e testimonianza della misericordia di Dio. Auguro, perciò, a tutti e a ciascuno, un buon lavoro, accompagnato dalla mia preghiera e dalla benedizione del Signore.