L'omelia di mons. Delpini ai funerali in Cattedrale

Mons. Festorazzi, uomo della Parola

Gli uomini della Parola

 Ci sono gli uomini della Parola. Hanno ricevuto un dono, una chiamata, forse anche un cruccio, una inquietudine di domande. Forse anche una vocazione ad essere sempre insoddisfatti nell’impresa di tradurre la Parola in parole. Ecco: ci sono gli uomini della Parola.

  1. Gli uomini della parola amano il silenzio.

Gli uomini della Parola aborriscono le chiacchiere, le banalità, il fiato sprecato per ripetere luoghi comuni come fossero sentenze di sapienza.

Gli uomini della Parola amano il silenzio. È un’arte quasi dimenticata quella di amare il silenzio, ma loro, gli uomini della Parola amano il silenzio.

Nel silenzio ascoltano, perché accolgono la voce di Dio, sono convinti che Dio parli per bocca del Figlio e di quelli che il Figlio ha mandato, apostoli, profeti, maestri. Nel silenzio ascoltano, perché hanno rispetto per Dio e per il suo mistero. Infatti non hanno troppa fretta di rivelare “i segreti del re”, perché sanno che devono ascoltare molto.

Gli uomini della Parola amano il silenzio e nel silenzio si lasciano sorprendere dalle confidenze di Gesù. Nel silenzio attendono con amore la manifestazione del Signore. Nel silenzio non si annoiano, perché sono pieni di stupore.

  1. Gli uomini della Parola dicono la verità che viene da Dio.

Diffidano delle parole di moda, distinguono le cose serie dalle favole.

Gli uomini della Parola nel dire la verità sopportano anche le sofferenze. Nel dire la verità non si aspettano applausi, riconoscimenti, notorietà e citazioni: sanno che il Signore prepara la corona di giustizia.

Gli uomini della Parola dicono la verità e la verità che dicono è il Vangelo di Gesù. Non minacciano, non impongono pesi sulle spalle degli uomini, non sanno tutte le risposte e non insegnano una ideologia onnicomprensiva. Portano il Vangelo, portano consolazione, annunciano la salvezza, proclamano la misteriosa, invincibile, paradossale gioia di Dio: beati i poveri, beati i miti, beati i perseguitati…

Nel nostro tempo, come forse in ogni tempo, annunciare la gioia, la gioia del Vangelo è una trasgressione, sembra quasi di cattivo gusto. L’annuncio della gioia incontra scetticismo e indifferenza, se non proprio disprezzo. Ma loro, gli uomini della Parola, quelli che devono dire la verità, che cosa possono fare? Non hanno altro da dire che il Vangelo e la sua gioia.

  1. Gli uomini della Parola vivono nell’incompiuto, conservano la fede.

Gli uomini della parola non hanno già capito tutto, non si sono accomodati nella sicurezza della loro competenza, non sono troppo sicuri di sé.

Proprio perché sono uomini della Parola, riconoscono che ogni parola è solo un ingresso in sconfinati percorsi di rivelazione: perciò camminano nella fede. La Parola è lampada per i loro passi, ma c’è sempre molta strada da fare. Una lunga vita non basta per il compimento. Gli uomini della parola credono nella promessa.

Gli uomini della Parola sospirano il compimento, desiderano vedere Dio così come egli è.

  1. Gli uomini della Parola diventano parola.

Gli uomini della Parola sono quelli che parlando diventano parola, come il ferro immerso nel fuoco diventa fuoco. Gli uomini della Parola parlano, ma non solo con le parole: la loro vita è segnata dalle parole che dicono, come la bocca del profeta porta la cicatrice del carbone ardente che l’ha purificata. Parlano della mitezza diventano miti, parlando dell’umiltà diventano umili, parlando della gioia irradiano gioia.

Viene anche il tempo in cui gli uomini della Parola non parlano più. Eppure sono ancora parola, eppure continuano ad essere messaggio.

Forse qualcuno si domanda: chi è stato questo vescovo per cui celebriamo i santi misteri?

Troveremo forse tante risposte, perché molti l’hanno conosciuto, amato, stimato. Ma forse si può anche dire semplicemente così: mons Festorazzi è stato un uomo della Parola.

 mons. Mario Delpini

************************

 

«Questa notte il Signore ha chiamato a sé sua Eccellenza monsignor Franco Festorazzi, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo. Lo affidiamo alla misericordia del Signore affinché lo accolga nella pace dei santi».

Con questo messaggio la Diocesi di Como annuncia la morte dell’arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, mons. Franco Festorazzi. Il presule, 92 anni compiuti lo scorso 29 novembre, aveva da poco festeggiato il trentesimo di ordinazione episcopale.

Nato a Perledo (Lc), il 29 novembre 1928, era stato ordinato sacerdote a Como il 28 giugno 1952 e inviato a Roma per approfondire gli studi. Ha studiato Teologia e Scienze bibliche alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico di Roma e di Gerusalemme, ottenendo la licenza in Scienze bibliche e in Teologia. Dal 1955 al 1990 è stato docente di Sacra scrittura nel seminario di Como e, dal 1966, ordinario di Teologia biblica presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale a Milano. Nel 1966 ha pubblicato il suo testo fondamentale La bibbia e il problema delle origini. Ha fatto parte dal 1988 del gruppo di lavoro (di cui poi è stato presidente dal 1994 al 2000) per la revisione della traduzione della Bibbia, gruppo istituito nello stesso anno dalla presidenza della CEI, con il parere favorevole del Consiglio Permanente e della Commissione episcopale per la liturgia.

Eletto alla sede arcivescovile di Ancona Osimo il 6 aprile 1991 è stato ordinato Vescovo nella Cattedrale di Como il 18 maggio 1991 dall’allora vescovo Alessandro Maggiolini. Ha fatto l’ingresso in Diocesi il 9 giugno 1991. Quello nelle Marche è stato un lungo ministero concluso l’8 gennaio 2004.

Negli ultimi anni della sua vita monsignor Festorazzi aveva scelto di tornare a Como, accolto nella parrocchia di Sant’Agostino, dove è morto questa notte.

Il funerale di S.Ecc.za monsignor Franco Festorazzi verrà celebrato sabato 26 giugno alle ore 11.00 nella Basilica Cattedrale. Domani sera, venerdì 25 giugno, alle ore 20.30 la recita del Santo Rosario nella vicina Chiesa di San Giacomo, dove verrà allestita la camera ardente.