9 marzo 2020

Lunedì II Settimana di Quaresima

Segno di Croce

Dal Vangelo di Luca (Lc 6,36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Padre nostro

Preghiera:

Signore Gesù Cristo,

tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,

e ci hai detto che chi vede te vede Lui.

Mostraci il tuo volto e saremo salvi.

Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;

l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;

fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana:

Se tu conoscessi il dono di Dio!

Amen.

Lettura:

Ciò che voglio raccontarvi è una testimonianza di volontariato che ha coinvolto un vescovo, un sacerdote immigrato, quattro suore della Visitazione (da 4 continenti), una suora Domenicana insieme a 13 volontari “AMIS” (Amici Missione Isole Solomon: 11 di cittadinanza italiana e due di cittadinanza svizzera). Una vera impronta di volontariato, la diciannovesima in 19 anni.

La testimonianza coinvolge ed è a favore di ottanta famiglie numerose di origine Micronesiana immigrate dalle isole Kiribati (Gilbertees) per l’innalzamento dei mari. Coinvolte sono pure una ventina di famiglie immigrate da un’altra isola grulla e sassosa, al sud delle Isole Salomone.

Il centinaio di famiglie sono in maggioranza di fede cattolica con una minoranza di Avventisti, Metodisti e Bahai. Una esperienza dunque internazionale ed ecumenica.

La testimonianza coinvolge persone provenienti dai cinque continenti in risposta ad un bisogno da un territorio in balia delle maree.

La comunità sognava una chiesa tutta loro dove poter pregare e cantare nella loro lingua con un loro sacerdote alla guida. Una volta costruita la chiesetta quattro anni fa e in risposta alle domande poste dalla parola di Dio abbiamo maturato insieme il progetto della scuola materna. Ma ad un certo punto chi siamo chiesti: “Perché non proseguire con una community health center dove poter dare le prime cure e prestazioni sanitarie… e perché non impegnarci nel sogno di una scuola elementare tutta nostra visto che per andare a scuola bisogna camminare nella melma, pagare una barca, non sempre disponibile, spesso col mare mosso e sotto la pioggia?

La risposta a tutti questi desideri è stata affermative ed ora siamo tutti impegnati a realizzarla. Quasi al termine è la scuola elementare con 150 bimbi che si fermano a scuola tutti i giorni.

Strada facendo ci siamo però accorti che da soli non ce la facevamo e che dovevamo stare attenti a dove ci guidava la Sua parola, il Suo progetto.

Insieme abbiamo scoperto che i veri bisogni erano a livello personale e familiare e che dovevamo aiutare, ascoltare, servire le famiglie una per una.

La comunità ha ora una chiesa, una scuola materna, una scuola elementare, una clinica sanitaria, e soprattutto delle suore che visitano le case accompagnate dai volontari che danno loro una mano.

Un altro progetto fantastico è stato quello di cementare una strada per permettere ai bimbi di andare a scuola senza passare dalla melma.

Attraverso i volontari, che hanno coinvolto molte persone non per pressione, ma per attrazione abbiamo voluto trasmettere e contribuire alla diffusione dei valori della nostra fede attraverso la trasparenza e l’impegno della nostra vita per quelle famiglie.

Fino a che punto siamo riusciti? Lasciamo a Lui la risposta.

Mons. Luciano Capelli

Salesiano, Vescovo di Gizo, Isole Salomone