14 marzo 2020

Sabato della II Settimana

Segno di Croce

Dal Vangelo di Luca (Lc 15,1-3.11-32)

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

Padre nostro

Preghiera:

Accogli, Padre, il cammino missionario della tua Chiesa.

Donale la forza della presenza,

il coraggio della gratuità,

lo stile della disponibilità,

perché alla ricerca dell’uomo risponda la tua Parola.

Amen.

Lettura:

Era già da qualche giorno che durante la Messa feriale delle 18.30 vedevo un volto nuovo (anche in Perù come in Italia i fedelissimi alla Messa feriale li conosco personalmente); un uomo, sulla sessantina.

Un giorno, terminata la Messa, mi si avvicina e chiede se lo posso ascoltare; si chiama Edilberto, mi confessa che erano anni che non entrava in una chiesa ma… ma ora sentiva l’esigenza di dare un cambio, quel Gesù di cui sentiva parlare nel Vangelo gli chiedeva di dare una svolta.

Da sempre era stato autista di bus, quei bus a due piani, grandi, che qui in Perù percorrono km e km, viaggi interprovinciali e a volte anche internazionali: Equador, Chile, Colombia…

Una bella famiglia, una moglie e due figlie, un buon stipendio, quanto basta per garantire un buon livello di vita… fino a che. Fino a che la moglie, le figlie, il buon lavoro già non bastano, vuole di più; ed ecco allora che comincia una nuova vita: droga, donne, alcol, scommesse…

Inizialmente le cose sembrano andare bene, Edilberto si sente realizzato, finalmente è qualcuno… non più uno dei tanti.

Purtroppo, tutto questo dura poco; la moglie scopre i suoi tradimenti e lo lascia, le figlie non sopportano vederlo tornare a casa dopo i lunghi viaggi ubriaco o fatto e, per finire, anche il lavoro viene meno.

Sono già passati sette anni, sette anni vissuti nella strada, senza lavoro, senza casa, senza famiglia, senza speranza.

Ora però vuole cambiare, vuole ricominciare a vivere. La prima cosa che mi chiede non è un aiuto materiale, me una Bibbia, vuole leggere il Vangelo; il suo desiderio è esaudito.

Edilberto comincia a leggere, continua a partecipare alla messa e quando ha un dubbio o una domanda chiede.

Con l’aiuto dell’assistente sociale parrocchiale riusciamo a garantirgli il pranzo gratuito in un comedor popular (sala da pranzo popolare) della zona, svolge piccoli lavoretti di pulizia e vigilanza e quando c’è qualche lavoretto in parrocchia lo chiamo, così da fargli guadagnare qualcosa.

Vedo che si va risollevando anche se riconosce che nonostante tutto ancora qualcosa gli manca: vorrebbe riprendere il contatto almeno con le sue figlie e ritornare al suo antico lavoro.

Per quanto riguarda il rinnovo della patente ne parlo con l’assistente sociale e optiamo per dargli fiducia: ci faremo carico noi delle spese. La fiducia viene ricambiata, Edilberto studia e approva gli esami per poter riavere la patente e trova anche un lavoro; già non sono i viaggi interprovinciali, ma portare gli operai da Puente Piedra il mattino presto al sud di Lima e la sera riportarli a casa.

Più difficile ristabilire il contatto con le figlie, sono cresciute e hanno le loro famiglie, riconosce di non essere stato un buon padre, di averle trascurate e abbandonate, la paura sembra vincerlo; alla fine si convince, a tentare sapendo che mal che vada, non perderà nulla. Il primo contatto non è dei migliori, era prevedibile, però non c’è una chiusura totale, fin quando un giorno terminata la messa mi raggiunge contentissimo: una delle sue figlie lo ha chiamato. Certo il cammino di riavvicinamento è ancora lungo, ma qualcosa si è messo in moto.

Edilberto è convito che questa nuova vita è un regalo che quel Gesù che sta conoscendo per mezzo del Vangelo gli ha fatto.

Per la cronaca: Edilberto ora mi sta chiedendo anche commentari e libri che lo aiutino a conoscere e approfondire la Parola de Dio.

Don Ivan Manzoni

Missionario Fidei donum di Verceia in Perù